Testimonianze

Storie di Trapiantati

Leo Corbo

Trapiantato di polmoni l’ 11 Febbraio 2006

Ciao a tutti, mi chiamo Leo, ho 32 anni e sono di Benevento.
Fin da bambino ho sempre avuto tosse con secrezioni e febbre ricorrenti. Ho fatto vari ricoveri in vari ospedali e sono sempre stato curato come un soggetto affetto da bronchite cronica fino a quando, nel 1996, all’ospedale le Scotte di Siena, mi è stata fatta la diagnosi di “paziente affetto da Discinesia Ciliare Primitiva Congenita con Bronchiectasie.” In parole semplici, l’albero tracheobronchiale è composto da ciglia come quelle degli occhi, che hanno il compito di portare fuori lo sporco o secrezioni dai polmoni. La discinesia ciliare è appunto la non funzionalità di queste ciglia, che comporta quindi l’accumulo di secrezioni nei polmoni. Da quel momento ho incominciato a fare delle cure più specifiche, consistenti in aerosolterapia, fisioterapia per espellere quante più secrezioni possibili e specifici antibiotici dopo esami colturali dell’espettorato. Dal 2003 ho effettuato alcuni ricoveri e vari controlli all’ospedale “Clinica Santa Rita ” di Benevento, seguito da un eccellente pneumologo, a cui va il mio ringraziamento, fino al 2005 quando pian piano ho incominciato ad accusare una forte dispnea sotto sforzo.
Nel marzo del 2005 sono stato ricoverato nel reparto di pneumologia dell’ospedale civile “Gaetano Rummo “ di Benevento, diretto da bravi medici, e abbiamo notato come i valori emogasanalitici, cioè l’ossigenazione del sangue attraverso i polmoni, fossero molto bassi e che nel passeggiare avevo una forte desaturazione. All’uscita dall’ospedale mi è stato detto che avrei dovuto prendere in considerazione la possibilità di fare il trapianto.

Nel frattempo ho incominciato a fare l’ossigeno, 24 ore al giorno!
A giugno mi ricovero all’ospedale le Scotte di Siena, dove si fanno i trapianti, e vengo seguito da un’equipe medica meravigliosa, sia per la loro grande professionalità, ma soprattutto per la loro grande umanità e disponibilità.
Facciamo tutti i dovuti controlli e a fine ricovero mi viene riferito che sono idoneo per il trapianto di entrambi i polmoni.
A settembre sono in lista di attesa, e mi trasferisco a Poggibonsi vicino Siena, perchè al momento della possibilità del trapianto, bisogna stare a non più di tre ore di distanza dall’ospedale.
L’11Febbraio 2006 arriva la telefonata, ci siamo…è giunto il momento.
Ovviamente è impossibile scrivere le sensazioni di quel momento, ma posso garantirvi che ero euforico e pieno di fiducia.
Non vi sto a raccontare passo passo tutti i momenti, altrimenti mi dilungherei troppo, ma se volete chiedermi qualcosa fatelo pure, vi risponderò.

Cos’altro posso raccontarvi di me prima del trapianto
Posso dire che ho avuto una vita quasi normale, si con i miei problemi, con alcune difficoltà con la vita sociale, perchè quando non stai bene o hai problemi e quindi non sei come la maggior parte delle persone, un po’ sei emarginato, sei lasciato un po’ in disparte, ma come dico sempre, le difficoltà di qualsiasi genere esse siano, vanno sempre affrontate per poterle superare.
Ho frequentato l’istituto alberghiero perchè ero grande appassionato di cucina, mi piaceva moltissimo cucinare e il i sogno era quello di fare il cuoco, ma poi ho dovuto rinunciare per ovvi motivi!!!
Allora mi son dato ad un’altra grande passione: i cavalli.
Ho lavorato per diversi anni in un maneggio di equitazione western, dove ho trascorso i momenti più belli della mia vita, a contatto con la natura, con i cavalli e con una persona splendida, il proprietario del posto.
Poi il trapianto, alcuni problemi che ovviamente fanno parte della routine, ma che si affrontano e si superano e oggi sono qui cercando nel mio piccolo di essere d’aiuto a tutti coloro che devono affrontare questa avventura.

Ora aspetto le vostre storie

Ps. Un ultima cosa, ma la più importante, un grazie infinito alla mia famiglia, mio padre, mia madre e due fratelli meravigliosi, senza di loro tutto ciò sarebbe stato molto più difficile.
Un grazie speciale a tutta l’equipe medica della Pneumologia Universitaria e della Chirurgia Toracica dell’ospedale “Le Scotte” di Siena, in particolar modo alla Prof. Rottoli, Dott.sa Fossi, Dott.sa Filippi,
Dott.Voltolini, alle Fisioterapiste Dott.sa Del Bello e Dott.sa Vannuzzi e a tutti gli Infermieri.
Ovviamente i ringraziamenti sono estesi a tutti gli amici e alle persone che insieme con me hanno condiviso questo percorso.
E infine un doveroso ringraziamento alla famiglia, che con il loro meraviglioso gesto mi hanno regalato una seconda vita, farò di tutto affinché tutto ciò sia sempre ricordato.

A tutti un Grazie immenso.

Leo


Ivaldo Amorosi

Trapiantato di polmone il 18/maggio/2002

La storia di Ivaldo prima del trapianto.

Marta, lì 27/11/2001

La malattia e la solitudine.

La mia malattia polmonare, oltre che portandomi lentamente alla morte, mi trascina verso l’isolamento, dalla società ma il pensiero è sempre lo stesso, che cosa ne sarà della mia vita?
Della mia anima? E quale sarà il mi destino? Quale porto toccherà? Solo il creatore può sapere, soltanto lui saprà la fine della mia vita e in che modo dove e quando, a quale e quante sofferenze dovrò essere sottoposto. Questi pensieri a volte tormentosi assillano, annebbiandomi la mente, ma tutto questo in fondo fa parte della vita.
Sono solo mi trovo seduto su una panchina davanti a me il lago, sul quale spuntano le due dominanti isole. La Martana e la Bisentina. Dove mi riaffiorano alla mente tanti ricordi, compresi quelli della mia gioventù e dei momenti più belli, così guardo il lago un po’ mosso, ho la sensazione che quelle piccolissime onde con il mormorio dei bellissimi gabbiani bianchi, mi parlassero dicendomi, forza, forza Ivaldo è il supremo che ti manda questa nostra melodia.
Guardo il cielo che si oscura, le stelle dapprima piccole luci tremuli, poi splendenti di luce azzurrina. Non mi sento bene. Ma nessuna di quelle contrarietà che mi perseguitano da tanto tempo, per questo non i sento tranquillo, ma neanche nervoso, e non sono inquieto. Ad un tratto decido di andarmene da quella panchina, l’aria è tiepida e mi avvolge il capo come di un velluto, sento l’odore della terra in riposo, e il lago che a poco a poco si sta addormentando l’aria mi varica le narici, provate da tanti anni di ossigeno terapia per la sopravvivenza.
La mattina del giorno dopo ho preferito andare sulla spiaggetta, e i costoni di roccia bagnati dal lago, incontrando pescatori e gabbiani, i miei giorni li trascorro così sempre in solitudine sapendo che non mi restava molto tempo da vivere, ma ho sempre cercato di sdrammatizzare fino all’incoscienza ciò che di concreto era.
Voglio godermi i giorni, anche le cose più belle che Colui l’Onnipotente ci ha donato, cioè la vita e la natura. E nella solitudine avendo tempo sufficiente per pensare a una infinità di cose.
La solitudine non è una dei miei tanti amori, perché nonni fa molto bene. Ma con lei nessuno può turbarmi. E’ vero che anche altrove sono solo in circostanze meno gradevoli ma va bene così, e da anni in miei rapporti con la gente tra quale vivo consistono in fondo nel fatto che a poco a poco sto perdendo, sciolgo questi rapporti, nel senso che eccede la comunanza, per lo più apparente, e molto di rado nell’interessamento, verso i deboli, ci sono dei momenti le quali, vedo distintamente orridi precipizi che mi sanno dividendo dalla società, ancora non voglio credere, né pensare, che tutto ciò è irreparabile. Viceversa adulo facilmente e con indifferenza, appunto perché amo soltanto qualche AMICO da me riconosciuto non credo non sarei capace di morire per qualcuno o qualche cosa, perché mi dia eccessivo valore la vita.
Non ho paura e non devo aver paura della morte, ——-ma la desidero——e non sono curioso di conoscerla,——non sono un vile, ma raramente capisco il significato dell’eroismo.
Disprezzo la menzogna, arma misera dei deboli, ma spesso la comprendo e la scuso, perché qualche volta io stesso con la menzogna attacco e mi difendo. Sono orgoglioso di me stesso, del mio modo di fare, e delle mie idee, del mio carattere, del mio comportamento con le persone estranee, del mio rispetto assoluto verso gli altri, anche ottenendo offese. Potrei distinguere la persona di valore inchinandomi, e al contrario, sempre senza disprezzo e odio>>. Anche perché tutto sommato la vita mi ha sorriso, con la moglie, i figli, i nipoti. Grazie a te o Signore……..la mia valigia è pronta.

Ivaldo

La storia di Ivaldo dopo il trapianto.

Marta li 24/05/2003

La salute e la gioia

Lode a lui il supremo, di avermi fatto attraccare con la mia valigia piena di speranza, al porto dell’ospedale universitario le Scotte di Siena; per la mia malattia polmonare, con gravissime crisi
respiratorie.
La dove per suo volere, sono stato adottato da una platea di Angeli.
Per adesso nonostante l’età, ancora non pretendo, quindi non potrà toccarmi nessuna delusione, e
mi esamino se ciò che scrivo sono parole o emozione vere, anche perché la vita è tutto un esame
che non finisce mai, credo a ciò che affermo, e non ho nessuna intenzione di rimproverare me stesso, credo nei presagi, e nei segreti delle cose.
Il diciotto Maggio duemiladue, L’onnipotente ha guidato le mani dei chirurghi, e di tutta la platea di quei splendidi Angeli, le quali sono l’asse portante del globo, per la scienza, e per noi malati, è
grande e miracoloso quello che sto provando: vivo in atmosfera giocosa, e gioiosa, a volte il buio offende la vista, ed a me è tornata tanta luce, e cosi tanta energia, da accendere tutto, anche le
parti più tenebre, e lugubre e malate del corpo, e dell ‘anima: di qui mi è stata offerta dolcezza, serenità, e pace di me stesso, l’anima senza più odi e mostruosità, sento le noti di musica melodica,
il canto di voci fresche e pure, di quei gabbiani, accompagnate da un tenue suono di pianoforte, mi sento seduto sopra un trono, come un Re: con a fianco mia moglie, “la Regina” “i figli le stelle”
i nipoti i ” Paggi “: controllato e protetto da scudieri impenetrabili, come quei dottori meritevoli di ogni elogio sia scientifico; chirurgico; serioso ed umano, i quali ho nominato la mia platea di
Angeli.
Le quali sono, la storia della mia vita, e quella della mia famiglia, siete un nucleo famigliare, consolare, e folcloristico,. non solo di me, anche della mia famiglia
Camminando per le strade del paese, la maggior parte della gente non riconosce in me Ivaldo di un tempo riservato nella sua malattia, quello curvo e malandato, ma uomo pieno di vita e vitalità;
spruzzando odore di gioia, e tenerezza verso i cosi detti deboli, provate da malattie; narrando loro speranza e fiducia, e che il male non viene solo per nuocere, ma per farci forti come delle querce,
ed umili a tal punto da spezzare tutte le cattiverie della vita: mandando messaggi di speranza, dimostrando fatti, e non parole sulla mia stessa persona, e che solo dopo tanti tuoni, e temporali
viene il sole, quello pulito incontaminato e splendente come non mai, da penetrare fin dentro i cuori e la coscienza di ognuno di noi.
Colgo l’occasione per inchinarmi, a tutti i dottori e non, al servizio di noi malati, facendo diventare loro i pazienti, e noi i loro dirigenti, a volte anche presuntuosi.
Chiedo umilmente scusa per tutte le volte che ho dato spazio a sfoghi ingiustificati, con modi e dialettica priva di ogni senso.
Non riesco a decifrare i pensieri, e le sensazioni, del grande benessere che ho, sta andando tutto a gonfie vele, col vento a poppa, e tanta voglia di esplorare una nuova vita, senza essere io il
comandante, essendo tornato bambino, ma con esperienze di un marinaio, con cento e più anni di navigazione.
Dicendo Lode! Lode!! Lode!!! A Dio di avermi fatto conoscere, e assegnato questa platea di Angeli … …La quale saluto e abbraccio con infinito affetto.

Ivaldo

3 Risposte a “Testimonianze”

  1. Deborah Sorbara Dice:

    Storia di abbandono, sofferenza e solitudine.

    Ciao mi chiamo Deborah, ho 40 anni e sono di Roma.
    Vorrei lasciare la mia testimonianza di persona affetta da malattia cronica dell’apparato respiratorio, su questo interessantissimo blog, per far capire, ma, soprattutto per sensibilizzare gli altri, a comprendere le difficoltà di chi, come me, e non solo, può riscontrare nella quotidianità della cosiddetta “società moderna”.
    Inizio con il raccontare la mia storia. Circa due anni fa, comincio ad avere problemi dapprima muscolari ed in seguito respiratori e solo per una fortuita coincidenza e per la scrupolosità di chi svolge la professione di medico soprattutto per passione, la quale dopo avermi visitato mi suggerisce degli esami da fare perché ritiene il mio quadro clinico importante e da non trascurare. A questa, per me unica e speciale persona devo moltissimo, chissà forse la vita stessa, ed occupa il primo posto nel mio cuore. Dopo una serie di accertamenti ed un lungo ricovero mi diagnosticano: FIBROSI POLMONARE E CONNETTIVITE INDIFFERENZIATA. In quel momento per me la vita accusa una brutta battuta d’arresto. Ovviamente non la prendo bene, non solo perché non riesco ad accettare questa infausta diagnosi, ma, soprattutto, perché tutto ciò, significava, per forza di cose il dover cambiare del tutto la mia vita. Io sono sempre stata una persona molto attiva e soprattutto una gran “sportiva” e tutto questo doveva definitivamente finire.
    E’ stata dura da metabolizzare e tuttora lo è, ma poi a due anni di distanza fai un sunto di quanto accaduto e pensi che la vita è un dono di Dio, e che comunque va vissuta assaporandone ogni giorno le cose buone che si presentano, ma avendo anche il coraggio di affrontare quelle meno buone, senza lasciarsi sopraffare più di tanto dallo sconforto. Un ringraziamento speciale è anche dovuto a chi ti ha indicato la strada giusta consigliandoti la struttura con il personale adeguato che si occupano in maniera più approfondita del tuo caso, che io definisco i miei “angeli custodi”!
    Le cose “belle”, se così si possono definire, è che nel decorso di queste malattie, di tanto in tanto, sei, per forza di cose, costretta ad affrontare dei ricoveri (noi siamo un po’ delle “cavie”, perché essendo malattie rare siamo oggetto di continua ricerca) ed è durante questi soggiorni obbligati in ospedale che puoi conoscere altre persone, ovviamente malate come te, con le quali puoi scambiare i tuoi pensieri, le tue sensazioni, le tue paure , ed è così che a volte possono nascere delle belle amicizie, che riesci a mantenere, nella maggior parte dei casi, anche fuori.
    A me questo è successo più di una volta e mi ha reso molto felice, perché c’è molta solidarietà tra malati e quindi approfondendo le conoscenze fatte scopri che ci sono ancora persone valide al mondo che meritano considerazione.
    In un caso, però, la persona che ho conosciuto e con la quale ho stretto più di un’amicizia, purtroppo non ce l’ha fatta. E’ stata un’esperienza che mi ha segnato moltissimo e che mi ha provocato un’enorme gioia, ma anche una sofferenza infinita. Ma la voglio raccontare questa storia perché ci tengo in modo particolare.
    Lei si chiamava Corradina, aveva SOLO 36 ANNI ed era siciliana. E’ stata ricoverata all’Ospedale di Siena nel mio stesso periodo. Eravamo compagne di stanza e poi, dopo anche di letto. Non appena sciolto il ghiaccio, abbiamo legato subito, e quel breve periodo passato insieme ci ha unito fortemente; siamo diventate come due “sorelle”. La nostra è stata, per quel poco che è durata, una grande “AMICIZIA”! Lei era una persona fantastica, mi ha dato molto. Riusciva a trasmettermi un affetto incredibile, nonostante il suo precario stato di salute, si preoccupava, in questo senso, più per me che per se stessa. Mi infondeva coraggio e forza di volontà, sapeva rincuorarmi quando mi vedeva triste perché i miei pensieri erano rivolti alla mia mamma che ho perso poco tempo prima di quel periodo, riusciva a farmi sorridere anche quando non ne avevo voglia, insomma mi riempiva le giornate, talmente tanto che quasi mi dimenticavo i miei affetti che avevo lasciato a casa. Mi dava il bacio della buonanotte e quello del buongiorno, a volte, svegliandomi con la colazione, mi riempiva di affettuose attenzioni come solo una sorella sa fare. Vi dirò, che, nonostante io abbia due sorelle, non ho mai ricevuto da loro un affetto così intenso.
    Ad oggi è passato un anno dalla sua precoce scomparsa ed ancora non riesco a rassegnarmi all’idea di averla persa. Non so darmi pace, non solo perché mi manca moltissimo, ma per una volta che avevo avuto la possibilità di condividere un’amicizia con la “A” maiuscola, non ho potuto viverla per molto. Insomma non la dimenticherò mai, le voglio un bene pazzesco e sarà sempre con me nel mio cuore.
    Le cose che, però, voglio sottolineare con molto vigore, sono i disagi giornalieri che debbo affrontare per vivere una vita, per quello che è possibile, dignitosa, che sono molteplici ed a volte insormontabili. Per primo c’è il fatto che debbo comunque continuare a lavorare, con la stessa intensità, per poter affrontare questa situazione, perché un solo stipendio in famiglia non basta se ci sono da sostenere anche le spese mediche, prima su tutte la distanza da ricoprire per raggiungere l’Ospedale di Siena da Roma.
    Le istituzioni latitano su tutto, ma soprattutto non investono fondi sufficienti per la ricerca. Per le persone invalide come me, è una lotta, a volte, estenuante, per poter veder riconosciuti i propri diritti e non sempre si riesce a raggiungere l’obiettivo. Andare avanti ogni giorno è un sacrificio immenso per me, perché non riesco più a sostenere gli stessi ritmi di prima ed è in questi momenti che ti rendi conto di essere diventata una persona inutile che deve, a volte, essere accudita nel vero senso della parola. Bisogna pensare, inoltre, di essere fortunati ad avere qualcuno che ti stia vicino, un familiare, un marito, o quant’altro che ti aiuti in questo difficile percorso. Ma allo stesso tempo, ti domandi, chi sta vicino a loro, chi gli garantisce un supporto specifico? Sono anche loro essere umani, con le loro fragilità e subiscono il peso e non solo, della malattia dei loro cari, sentendosi a volte impotenti.
    La mia più grande gioia e fortuna, in questo senso, è l’aver incontrato la persona più fantastica e speciale di questo mondo, mio marito, il quale mi sta vicino senza farmelo mai pesare e senza abbattersi mai, trasmettendomi tutta la sua forza, il suo immenso amore, il suo coraggio, in ogni momento e di questo, non finirò mai di ringraziare Dio di avermelo per così dire “donato”!
    D’altro canto, però, il rovescio della medaglia per me è stato l’allontanamento della mia famiglia, al quale, a tutt’oggi, ancora non so darmi una spiegazione valida. Ho mio padre, un fratello e due sorelle. In questo momento così difficile mi stanno facendo mancare il loro affetto, la loro presenza è pressocchè nulla e di conseguenza, ho capito che su di loro non ci si può contare. C’è una forma molto forte d’indifferenza da parte loro, un rifiuto nell’affrontare questo ostacolo così pesante, una reticenza ostinata. Non mi chiedono mai come mi sento, come vado avanti ogni giorno e soprattutto non sono venuti mai a Siena duranti i miei vari ricoveri ospedalieri.
    E’ vero pure, che la malattia ha indurito il mio carattere, ma d’altro canto mi ha anche aperto gli occhi su tante cose, specialmente su cosa sia realmente la sofferenza, perché per quanto ognuno di noi si sforzi di capire, bisogna solo provarla sulla propria pelle per rendersene veramente conto, e questo va capito non giudicato.
    Ad oggi mi sento sola per ciò che riguarda la mia famiglia, ma anche i miei amici, la gente che ti circonda quotidianamente. La malattia, non so come, ti crea il vuoto intorno. Si allontanano tutti, la gente ti scansa quasi fossi un’appestata e per di più contagiosa. Subisci ingiuste discriminazioni nell’ambito lavorativo e riesci a trovare un po’ di solidarietà solo in persone estranee, che, condividono con te la sofferenza, perché sono anche loro malate.
    Ho costantemente una gran paura di morire, ma, in quei momenti ripenso alla storia di Leo, creatore di questo blog, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, alle parole che mi dice quando mi sente un po’ giù di morale, al suo coraggio infinito, alla sua ostinata voglia di vivere ed allora mi vergogno solo all’idea di avere questi stupidi pensieri.
    Tuttavia ho la certezza di sentire sempre la vicinanza di mia madre, la persona che mi amava più di tutti e so che lei, per quanto possa, mi proteggerà sempre da lassù.
    Voglio, infine, fare una considerazione rivolta a coloro che leggeranno questa mia testimonianza ed è quella di non abbandonare mai i vostri familiari se hanno una qualsiasi malattia, perché la sofferenza dell’abbandono è, a volte, maggiore di quella che ti riserva la malattia stessa. Credetemi.
    Baci a tutti Deborah.

  2. Giuseppe Dice:

    TEMA- LA DONAZIONE

    NELLA MIA VITA NON POTRO’ MAI DIMENTICARE QUEL MOMENTO
    QUANDO MIA MADRE ENTRO’ IN CAMERA MIA ANSIMANDO CON LE
    LACRIME AGLI OCCHI BALBETTANDO FRETTOSAMENTE QUESTA
    FRASE ” GIANLUCA SBRIGATI HANNO CHIAMATO DA SIENA OPERANO
    BABBO” ERANO CIRCA LE QUATTRO DEL POMERIGGIO DEL 3 DICEMBRE
    2004 ALLORA CERCAI DI CALMARE MIA MADRE MA ANCH’IO
    CONTEMPORANEAMENTE FUI PRESO DA UN BRIVIDO CHE NON
    SAPEVO DEFINIRE SE FOSSE EMOZIONE O PAURA. INFATTI QUESTA
    TELEFONATA ERA RIMASTA L’ULTIMA NOSTRA SPERANZA DA
    QUANDO APPENA TRE GIORNI PRIMA LA PROF.SA ROTTOLI,
    DIRETTRICE RESPONSABILE DELL’EQUIPE TRAPIANTI DI SIENA, CI
    AVEVA CONVOCATI PER COMUNICARCI CHE PER MIO PADRE ORMAI
    NON C’ERA PIU’ ALCUNA SPERANZA ORMAI ERA ARRIVATO AGLI ULTIMI
    GIORNI. LA PROF. SA SEBBENE A MALINCUORE , VISTA LA SITUAZIONE,
    ORMAI LA FIBROSI CHE AVEVA COLPITO I POLMONI DI MIO PADRE
    AVEVA PRESO CAMPO A TAL PUNTO CHE NON LO FACEVA PIU’
    RESPIRARE ANCHE CON L’OSSIGENO FACEVA FATICA, PER CUI
    ERA CONSIGLIABILE PORTARLO A CASA E PASSARE IN FAMIGLIA LE
    FESTE NATALIZIE E POI………. A MENO CHE IN QUESTO PERIODO NON
    SOPRAGGIUNGA UNA DONAZIONE TALE DA POTER INTERNIRE CON UN
    TRAPIANTO,CON QUESTE PAROLE CI CONGEDO’.POTETE IMMAGINARE
    L’ANGOSCIA CHE CI PRESE ERAVAMO IO, MIA MADRE E MIA CUGINA
    ANTONELLA E PER LA STRADA DA SIENA FINO A CASA NON
    RIUSCIMMO AD APRIR BOCCA NON C’ERANO PAROLE O COMMENTI DA
    FARE. QUESTA TELEFONATA RIAPRIVA LE SPERANZE , PARTIMMO
    IMMEDIATAMENTE IO E ,MIA MADRE. PER LA STRADA TELEFONAMMO A MIO
    FRATELLO CHE ERA IN GIRO PER LAVORO IN QUANTO FA IL
    RAPPRESENTANTE, IN MENO DI UN’ORA ARRIVAMMO A SIENA TUTTO
    MI SEMBRAVA O ERA LA MIA IMPRESSIONE SCORREVA PER IL MEGLIO
    ANCHE IL TRAFFICO ED I SEMAFORI SEMBRAVANO ESSERE DALLA MIA
    PARTE. APPENA SALITI IN RAPARTO TROVAMMO MIO PADRE NELLA
    SOLITA CAMERA GIA’ PREPARATO PER ESSERE TRASPORTATO NELLA
    SALA OPERATORIA L’EMOZIONE ERA TANTA INTORNO A LUI DIVERSI
    DOTTORI ED INFERMIERI APPENA IN TEMPO PER SALUTARLO
    STRINGERGLI LA MANO , FORSE PER L’ULTIMA VOLTA, E POI SCOPPIARE
    A PIANGERE L’ATTESA, LA TREPIDAZIONE, I TANTI PENSIERI CHE SI
    AFFOLLAVANO NELLA MIA MENTE, ANDAMMO AVANTI PER ORE FINO A
    QUANDO ALLE TRE DI NOTTE CI CONVOCO’ IL CHIRURGO DR. VOLTOLINI
    CHE IN PARTE CI TRANQUILLIZZO’ DICENDOCI CHE L’INTERVENTO ERA
    ANDATO BENE PERO NON ERA ANCORA IL CASO DI ATTACCARSI IN
    QUANTO IL PERCORSO E’ LUNGO E DIFFICILE MA DI STARE TRANQUILLI
    EGLI CI AVREBBE COMUNICATO TUTTO NELLE VARIE FASCE DELLA
    GIORNATA SUCCESSIVA ECC.. DA ALLORA IN POI TUTTO SI E’ RISOLTO
    PER IL MEGLIO MIO PADRE HA RIPRESO A VIVERE PER NATALE ERA
    GIA’ A CASA CON NOI ……… IL MIRACOLO ERA AVVENUTO GRAZIE
    ALLA DONAZIONE DA PARTE SICURAMENTE DI UN GIOVANE CHE ,POI
    SUCCESSIVAMENTE SIAMO VENUTI A SAPERE DAL DIRETTORE DELLA
    BANCA DEGLI ORGANI DI FIRENZE, ERA UN ITALIANO DI DICIOTTO
    ANNI ALTRO NON CI HA POTUTO DIRE IN QUANTO LA DONAZIONE
    DEVE ESSERE ANONIMA PER LEGGE. QUANTE RIFLESSIONI ABBIAMO
    FATTO SIA IO CHE LA MIA FAMIGLIA , ”QUANTO E’ STATO GRANDE
    QUESTO GESTO” QUESTO GIOVANE COL SUO ALTRUISMO HA DONATO
    LA VITA AD UN ALTRO UOMO, LA SPERANZA AD UIN ALTRA FAMIGLIA,
    PER LUI ORMAI LE SPERANZE ERANO FINITE LA SUA VITA PURTROPPO
    ERA CONCLUSA COMUNQUE I SUOI ORGANI SAREBBERO FINITI IN
    PUTREFAZIONE. QUANTO HA PIANTO MIO PADRE E PER LA GIOIA DI
    VIVERE E AL PENSIERO DELLA FAMIGLIA DEL DONATORE, IN QUANTO
    PENSAVA A LORO CHE AVEVANO PERSO UN FIGLIO QUASI DELLA MIA
    STESSA ETA’ QUANTO AVRANNO SOFFERTO!!!!!!! LA STESSA COSA
    POTEVA ESSERE ACCADUTA A LUI., ANCHE NOI DOBBIAMO RIFLETTERE
    E PENSARE.

    NOI POSSIAMO SI’ ESSERE DONATORI MA
    CONTEMPORANEAMENTE POSSIAMO ESSERE ANCHE RICEVENTI.

    NON SI SA MAI QUELLO CHE IL FUTURO CI RISERVA.

  3. giuseppe Dice:

    ti inviero’ un sunto di tutto il mio diario fatto da una giovane studentessa che sta scrivendo un libro sulla donazione


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